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La sfida
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Intervista

La prova 2007
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Intervista a Francesco Colletta

Francesco vive sul Gargano, in una baia tra Mattinata e Vieste.  E’ un architetto con la passione per il mare. Il suo amore e la sua dedizione per il Gargano, e la promozione di questo territorio lo ha portato a diventare  il testimonial della Riserva Marina del Parco Naturale delle Isole Tremiti. Una passione profonda, viscerale, che lo porta a diventare presto un sub esperto in archeologia subacquea e a sottoporsi volontariamente a queste prove di resistenza.

Perché si sottopone a delle prove così pericolose?
E’ successo tutto per caso. Nel Novembre 2003 fui contattato dall’equipe del Professore Data, fisiologo dell’Università di Chieti ed esperto nel campo della medicina subacquea ed iperbarica, che avevo conosciuto nel 2002 a Chieti. Quando gli proposi la mia sfida mare, egli mi chiese di collaborare al suo progetto di ricerca subacquea per l’individuazione di strutture antiche sommerse nel litorale di Termoli. Era un’occasione per potermi sottoporre a dei test di resistenza, voleva osservare quanto tempo riuscivo a resistere in  mare alla temperatura di 11 gradi. Quella volta superai le 10 ore, nonostante non mi fossi accorto dell’acqua che entrava dalla rottura della  cerniera della mia muta

Quando è cominciata la sperimentazione vera e propria?
Il 30 ottobre 2004  sono rimasto immerso per 24 ore. Abbiamo realizzato una simulazione in una piscina termale di Casciana Terme. Il team del prof Data guidato dal dott. Bosco, specialista in med subacquea, con la collaborazione della dott.ssa D’Alessandro, psicologa dello sport, ed il supporto tecnico logistico del CNR di Pisa ha seguito questo test di fattibilità. In questo caso, ho raggiunto le ventiquattro ore. Sono l’unico animale che non ha dormito per ventiquattro ore in acqua.

A Settembre vuole migliorare il risultato dell’anno scorso per giunta in mare. Come ci si prepara ad una prova del genere?
Sono seguito dal personal trainer Gianfranco Tarantini.
In più sono assistito dal Dott Benito Oliva, Chiropratico, che  sta affrontando degli  studi sull’elasticità toracica. Con le sue tecniche di manipolazione scarica la tensione accumulata  e mi permette di raggiungere una maggiore concentrazione.
Con Tarantini svolgo un allenamento quotidiano che prevede soprattutto un potenziamento del fiato con la  corsa e un rafforzamento della muscolatura delle gambe con il nuoto e la palestra. Questo mi permetterà di poter “pinneggiare” in continuazione per  restare sempre in movimento e mantenere attiva la circolazione del sangue.
Mi fermerò solo per i prelievi e per mangiare. Senza mai emergere, chiaramente!

Come sarà alimentato ?
Lo staff medico “endless diving” determinerà con cosa mi alimenterò in base alle mie condizioni e all’andamento della prova, diciamo che spero di mangiare della frutta fresca, magari al cambio delle bombole.
Guardi, in fondo non c’è niente di speciale, quello che faccio  lo potrebbe fare chiunque. Basta avere una grande forza di volontà, e soprattutto il controllo psicologico della stanchezza e della paura.

Perchè Francesco Colletta può riuscire in questa impresa?
Io credo che i motivi fondamentali per i quali io abbia trovato il coraggio e la gioia di cimentarmi in questo progetto e in questa sfida siano fondamentalmente tre: la curiosità, la passione e l’adrenalina.
La prima mi venne molto tempo fa, durante il corso ufficiali, durante un “addestramento punitivo”. Ci fecero gettare nell’acqua ghiacciata del lago di Anguilara, di notte, il sette di gennaio ed io che ero sprovvisto degli anfibi di ordinanza, per evitare ulteriori consegne mi tuffai nel lago per primo e nonostante rimasi in acqua più tempo di tutti fui tra i pochissimi che il giorno seguente non dovettero andare in infermeria con qualche malanno. Anzi una volta uscito mi accorsi che il mio corpo era in grado di “autoregolarsi” la temperatura.
La passione è quella per il mare che mi ha trasmesso mio padre. Mi immergo praticamente da sempre e nelle innumerevoli immersioni che ho fatto ho sempre vissuto la riemersione come uno strappo, quasi come una violenza. L’ambiente subacqueo ha un fascino particolare per chi riesce a entrare in comunione con esso e l’idea di un immersione senza limiti di tempo esercita su di me un grande fascino, una forte attrattiva.
Ultima, ma non ultima è la mia vitalità, la mia voglia di fare, che alle volte richiede un supplemento di energia. È  la voglia di realizzare progetti, la volontà di vedere concretizzate le idee che mi spinge a gettarmi in imprese come il progetto Endless Diving.

Cosa serve per raggiungere un obbiettivo come questo?
Serve la vicinanza e l’affetto delle persone che ci circondano. L’immersione la compio io rimanendo solo ad affrontare le varie difficoltà di una così lunga permanenza sott’acqua, ma sarebbe impensabile se non ci fosse un team di persone che credendo nel progetto mi aiutano e mi sostengono, permettendomi di raggiungere risultati importanti come il record dell’anno scorso.

Chi sono?
I molti che a vario titolo e nei vari modi dedicano tempo ed energie a questo progetto. L’Endless Diving si pone un obbiettivo ambizioso e questo tipo di obbiettivi li si può raggiungere solamente se supportato da grandi persone che ti stimano. Gli scienziati e i medici che impegnano le loro intelligenze in questo progetto ad esempio, i molti professionisti della subacquea che mi affiancano, gli sponsor che ci sostengono e tutti coloro che collaborano con passione alle varie edizioni.
Non me ne voglia nessuno, se poi tra tutti indico due persone fondamentali in tutto questo: Dino, rassicurante e amichevole e Vittorio competitivo e motivante.

 

 

 

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